Scrittura Virtuale - Microcosmo - parte 1 di 3

Scrittura Virtuale

Microcosmo - parte 1 di 3

06:47 AM, Tuesday 14 November 2006 .. Posted in racconti_microcosmo .. 1 commenti .. Link

                                           

                                                                     

 

Aspettava l’ennesimo parto al solito bar del centro, come per una sorta di scaramanzia, come se davvero il ripetere certe azioni potesse influire l’andamento delle cose.

Sapeva bene che non era così. Diceva che era divertente essere scaramantici. E creduloni.Ti fa fare cose stupide, che normalmente non faresti mai. Certi gesti, certi atteggiamenti, persino il modo di vestire o degli accessori. Tutto era in scena, come una rievocazione di un momento in cui una volta era andato per il verso giusto. C’è bisogno di evocare, meglio, rievocare. C’è bisogno di suggestione.

Lui ne aveva tanto, tanto bisogno. E si attaccava alla scaramanzia.

Il solito bar del centro di giorno era molto affollato, normalmente dalla solita gente.

 

Ed in quel bar chiamato microcosmo si inscenavano azioni quotidiane, recitavano personaggi. In quel bar c’era un mondo che viveva, nelle sue essenzialità, futilità, semplicità.

Lui osservava divertito. Osservando la vita sentiva la vita stessa scorrergli dentro, e aspettava la sua gestazione.

Osservava Ringo entrare con l’aria affranta, di primo mattino, dopo aver vagato la notte passata sbraitando a voce alta nel silenzio. Come una lotta tra se e se, le due facce della stessa medaglia a confronto.

                                                                   

                                                                      

Ringo sembrava un uomo solo. Parlava da solo, ed in quel bar si presentava sempre da solo. Vedeva Ringo sempre ubriaco, o al massimo molto molto alticcio, in qualunque ora della giornata.Quella mattina, come al solito, Ringo era al bar.

Non sembrava ubriaco, nemmeno alticcio.

Sembrava uno qualunque, sulla sessanta, col volto ancora corrucciato dal recente risveglio.Ringo non parlava ancora, strano.

A lui sarebbe piaciuto molto chiacchierare con Ringo in quei rari momenti di normalità, o apparente normalità. Forse era quella la sua stranezza.

Più volte aveva già parlato con lui, nella sua normalità o stranezza, per quanto si possa definire parlare una conversazione con un ubriaco.

Ringo di solito parlava da solo, ma opportunamente interpellato tirava fuori numeri da circo.

Sapeva sbalordire quando recitava tutte le capitali del mondo a memoria, come in una sorta di gioco a premi. Uno gli chiedeva la capitale della  Giamaica, e lui rispondeva Kingston; poi incarognito uno passava al difficile, Botswana, Guinea, Suriname, ma lui niente, rispondeva a tutto, Gaborone, Conakry, Paramaribo, come una sorta di genio nascosto.

Ma avrebbe voluto parlare a lungo con Ringo, di lui, della sua persona, non delle solite cose di cui ci circondiamo. Forse è proprio per fuggire dalla sua persona che ogni giorno si conciava in quel modo.

                                                                       

Ma quella mattina Ringo era lì e sembrava un altro. Forse era troppo triste. Come risvegliato da un bel sogno, catapultato a terra dopo un lungo e bellissimo volo.

Lui lo osservava. Ringo aveva il solito cappello nero, da cow-boy. Per quello era chiamato Ringo, come il famoso pistolero dei film. Lui stesso, nelle sue quotidiane performance, si definiva Ringo, il pistolero Ringo.

Era lì, seduto, preoccupato, assonnato, incazzato con qualcuno, forse con tutti.

Quindi ordinò un doppio wishky liscio che tirò giù in un unico e breve sorso. Da quel momento Ringo era in scena, non più come un vecchino anonimo con i suoi problemi, ma come Ringo il pistolero. Pagò ed uscì.

 

(a breve la seconda parte)

                                                                                                                

 


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certo che...

05:13 PM, Thursday 16 November 2006 .. Inviato da dontyna
...se non lo aggiorni!!

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