Scrittura Virtuale - Certe Cose

Scrittura Virtuale

Certe Cose

01:19 AM, Thursday 5 April 2007 .. Posted in Racconti: Labirinto di spettri .. 2 commenti .. Link

-Avevo l’impressione che qualcosa fosse cambiato nella mia vita, anche se non sapevo perché ed in che modo.

E’ capitato tutto così, all’improvviso, che non avuto tempo di capire quanto eri importante per me, nonostante le solite incomprensioni, nonostante la consueta dialettica dei rapporti umani, figlio-genitore, nonostante sembrasse tutto molto scontato.

Non c’è stato niente di scontato, e mai ci sarà nella vita. Solo il nostro modo d’essere appare così scontato, ma nel profondo del nostro cuore si dicono cose silenziose che non escono fuori. Non tutto quello che non si vede non esiste.

Anche l’aria, che non appare, che si nasconde dentro e fuori i nostri respiri, che ci da vita e sostentamento, esiste.

 

                                           

 

Esiste il vento, che scuote come un prestigiatore case, alberi, foglie, persino i nostri pensieri. Eppure anch’esso sembra astratto.

Esiste l’amore, un’arma tagliente dolce ed amara. Esso non ha forma, ne colore, ne una qualche altra consistenza sensibile. Eppure l’amore è in tutto quello che facciamo, il caffè la mattina, la carezza di una mano, un sospiro, un sogno, tutto quanto.

E delle nostre emozioni non si parla mai. Eppure siamo invasi da una molteplicità di emozioni che mai e poi mai lasciano tregua. Esse sono i fili che ci conducono come burattini dove essi vogliono, senza una nostra lucida intenzione.

Insomma, siamo vittime, vittime di cose che non hanno voce ma esistono.

Eppure sentiamo che qualcosa non vada come vorremmo. Le parole ci nascondono dietro un muro che non vediamo, i silenzi invece parlano, ed urlano.

Sembra scontato il mondo, con le sue contraddizioni, con il suo continuo intimare ad un senso del dovere necessario, sembra emblematico e senza un senso.

In fondo il senso lo perdiamo continuando a chiederci il senso stesso di tutto.-                                     

-Toc toc- si sente bussare alla porta.

Un tocco severo, come il rintocco della campana ogni mezz’ora, per scandire lo scorrere del tempo che a volte cerchiamo di nascondere.

 

                                      

 

-Non ho ancora finito- risponde lei, prontamente, tesa come la corda di un violino.

-Non ho ancora finito. Vorrei non finire mai di parlare con te, assorto nel tuo sonno improvviso, perché ci sono cose che avrei sempre voluto dirti, cose che teniamo dentro, un po’ per orgoglio, un po’ per vergogna, un po’ perché nella vita impariamo a nascondere dentro tutte le cose più belle, come un gioiello meraviglioso che custodiamo gelosamente dentro ad una scatola, attenti a non esporlo alle intemperie e agli sguardi invidiosi e gelosi degli altri..

Avrei voluto non avere mai filtri, con te e anche con me stessa. Chiara e limpida come l’acqua, fredda e calda, a seconda dei momenti.

Ecco, adesso mi chiamano, il tempo è scaduto. Tutto ha una scadenza, chissà perché. Il latte, le uova, le medicine, le scatolette del tonno, gli amori, le vite, proprio tutto.

Chissà chi decide quando è perché le cose devono avere una scadenza.

Sarebbe bello che ciascuno di noi avesse la facoltà di decidere tutto per se, ma forse non saremmo in grado di saper utilizzare tutto questo potere.

Ed è un gioco questa vita, così aspra, ardua, altalenante, un gioco che sta a noi decidere come quando giocare, che ci dà giorno per giorno, nuove regole, nuovi vincoli, e solo crescendo si impara a giocare-.

-E’ ora di andare- stride una voce antipatica dietro alla porta della stanzetta. C’è solo lei al suo interno. Un letto ed un uomo sdraiato.

 

-Vedi? C’è sempre qualcuno che ti dà delle scadenze, deve quantificare un tempo per fare tutto, perché tutto ha un tempo per esistere. Ma per certe cose conoscere questo tempo è un po’ come cercare la propria fine.

Ora ti vogliono portare via da me, dalla mia vita, da tutto quello che è stato, tutto quello che sarebbe stato.

Vorrei sapere chi ha deciso il tempo per te, perché proprio non mi spiego la causa di tutto.

Vorrei sapere sempre il perché di ogni cosa, ma oggi non voglio chiedermelo. Sarebbe un ulteriore dolore.

Vorrei che tutto fosse solo un incubo, la vita a volte appare come un incubo, un incubo terribile, che fa paura, che ci rende fragili, deboli.

Ma la vita è proprio questa; svegliarsi dagli incubi. Il nostro cammino, per quanto incerto e insidioso, riserva sempre motivi di sollievo, come oasi nel deserto dopo un’estenuante camminata tra le dune sotto il sole infuocato.

E sono questi i momenti in cui si pensa alla vita. Quando la vita svanisce tutto sembra svanire, la ragione, le forze, la felicità, tutto quanto.

Sono i momenti in cui comincia una nuova vita, una vita diversa, scossa.

Ora non so che fare, posso solo piangere e provare a superare il dolore. Non sarà facile, non sono ancora pronta per queste cose.

Essere giovani vuol dire fingere di essere grandi sapendo di essere protetti dalla propria famiglia. Anche se mi rifiutavo di pensarlo, sapevo che era così. Anche tu lo sapevi, e fingevi indifferenza-.

 

Si apre la porta, entra una donna, visibilmente scossa, il trucco degli occhi spalmato sulle guance dalle lacrime. Si siede accanto a lei, davanti al lettino.

 

-Dobbiamo andare- dice la donna.

-Si mamma- dice lei.

-Hai detto tutto?-

-Perché certe cose si dicono solo adesso?- chiede lei, mentre la donna l’abbraccia.

-Perché non sappiamo comunicare. Noi esseri umani siamo l’unica specie che può usare le parole, eppure siamo celebri per la nostra cattiva comunicazione. E a volte preferiamo la compagnia degli animali, perché loro sembrano comunicare meglio le loro emozioni-

-Hai ragione mamma. Forse saper usare le parole ci rende superficiali proprio nell’usare le parole stesse. E certe cose non si dicono mai. Perché è struggente il rammarico di non aver mai detto certe cose alle persone che si vogliono bene, e le si dicono solo quando queste non ci sono più.-

-Si, ma quelle cose non hanno bisogno di essere dette. Le si sente col cuore.-

-Non ricordo quando è stata l’ultima volta che io gli abbia detto la parola “grazie” o “ti voglio bene”. Avrei voluto dirglielo ogni giorno.-

 

                                        

 

-Non ce n’era bisogno. Lo sapeva. Come lo so anche io. Solo nei film si dicono certe cose con facilità. Non sono cose semplici. Basta provarle.-

-Si mamma. E adesso che facciamo, noi due sole?-

-Abbiamo una vita da vivere davanti. Questo è un macingo pesante su di noi. Ma dobbiamo essere forti e  camminare. Ci stancheremo, ci sfiniremo, ma non ci lasceremo schiacciare.-

-Mamma voglio dirti che ti voglio bene, prima che mi penta di non avertelo detto-

-Non ce bisogno che tu me lo dica. Lo so e non c’è niente che possa farmelo dimenticare-

-Anche papà lo sapeva?-

-Ma certo, e sa adesso che tu stai soffrendo per lui. Non vuole che tu soffra, sarà con te sempre, nel tuo corpo, nella tua mente, nel tuo cuore. Non c’è bisogno che tu gli dica quello che si sa già.-

-Le parole a volte sono così pesanti-

-Si, ma una volta dette sono leggere come l’aria. E’ sola una nostra impressione-

-Mamma, perché? Perché proprio a lui, a noi. Perché?-

-Cara, non chiederti il perché di ogni cosa. Certe cose non si possono prevedere, si sa che prima o poi accadranno, noi ci illudiamo di non vederle ma esistono. Pensiamo che sono cose che appartengono solo agli altri, non ce ne rendiamo conto fino a quando non accadono. Oggi è toccato a noi. Non c’è un perché preciso-

-Che farai tu?-

-Cosa devo fare? La vita ci darà altre soddisfazioni. Ora è troppo grande il dolore per cominciare a vedere qualcosa oltre l’orizzonte. Tutto sembra buio, tetro. Ma dopo la notte c’è sempre un nuovo giorno. Dobbiamo essere forti, sempre più forti. Niente sarà più come prima. La vita ci insegna questo ,ogni giorno sempre di più-

-Dobbiamo essere forti, mamma. Non siamo mai forti abbastanza-

-Abbastanza per superare tutto-

-Abbastanza per stare bene e stare male-

-Adesso andiamo, è ora di salutarlo-

La donna si alza, si avvicina al corpo disteso, si avvicina al suo orecchio, biascica qualcosa, come un segreto che lui porterà per sempre con se.

-Solo un minuto- dice lei, come se quel minuto fosse il sollievo.

-Solo un minuto- risponde la donna, ed esce.

Lei si avvicina a lui, lo guarda da vicino

-Non ti ho mai visto da così vicino. Certe cose non si vedono-.

Quindi si avvicina al suo orecchio, e anche lei sembra confidargli  qualcosa. Il volto dell’uomo sembra accennare un sorriso, ma forse è solo un impressione.

-Ciao papà. Sarai sempre uno dei nostri.-

Quindi va via chiudendo la porta.

 

Una lacrima che scende è solo un modo per comunicare le cose che non si sono riuscite a dire.

Ma certe cose non si possono prevedere, sopportare, concepire, dimenticare.

No, non si può dimenticare. Solo il dolore si può dimenticare ma non l’affetto.

Certe cose non svaniranno mai, ma saranno eterne.

 

 


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Commento senza titolo

06:24 PM, Tuesday 10 April 2007 .. Inviato da julia
appena posso ti farò il MIO commento..
un bacio
tua, Julia

ma

02:34 PM, Tuesday 24 April 2007 .. Inviato da Anonymous
sei ovunque!

(giulia)

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